23 ott 2010

"CROTALUS TERRIFICUS" OFFESO




Anno 1967. Una notte pericolosa ed indimenticabile, Valerio mi salvò la vita. O per lo meno un parte importante di me.
Io stavo facendo una delle mie sporadiche visite in cantiere più che altro per stare un paio di giorni con il mio amico e socio Valerio, di Anzio, far quattro chiacchiere con lui e con gli operai che conoscevo abbastanza bene  da anni. Il lavoro in se non presentava problemi  perché era un semplicissimo contratto di disboscamento; non c´e nessuna difficoltà tecnica al buttare giù alberi dove verrà costruita poi una diga. Le macchine pesanti,  grosse trattrici  Caterpillar, avevano una magnifica assistenza meccanica  e  mandare ogni settimana  il denaro per le nomine era più che sufficiente perché il lavoro andasse  avanti bene senza problemi.
Tuttavia un capo di impresa  deve farsi vedere ogni  tanto sul lavoro; così come  un generale  deve occasionalmente mostrarsi in prima linea con i suoi soldati, rischiando magari anche qualcosa di sé, per animarli e concedere loro qualche premio, qualche elogio.  Se una persona ha la fortuna di saper parlare con i suoi dipendenti, soldati, operai, figli o  studenti che siano e se sa dare ordini giusti, dando prove di stima, considerazione e rispetto, questi dipendenti  gli si  affezioneranno.  Gli operai si affezioneranno al capo, i soldati al superiore e  i figli al padre. E obbediranno.
Arrivai al nostro ufficio nella zona. Avevamo affittato una casa di campagna relativamente grande che serviva da ufficio per la compagnia  e dove dormiva anche tutto il nostro personale. C' era la cucina, naturalmente ed il cuoco si dava da fare come poteva. Dopo una giornata di  10 ore di lavoro, manovrando una trattrice e buttando giù alberi in mezzo a nuvole di insetti e con la temperatura a 40 gradi, gli operai tornavano  " a casa"  stanchi morti.  Erano tutti di altre zone del Venezuela e lí accampati, isolati, dopo una buona doccia  ed una buona cena , andavano tutti a dormire presto.  Però sempre si conversava  qualcosa prima di tirarsi sul letto, o sulle amache, come la maggioranza di loro. Di che si parlava? Di qualche esperienza della giornata, o cose di casa, di ognuno di loro.  Quando c' ero anch'io, nella zona, compartivo la casa, la cena e  le conversazioni con  Valerio e con tutta la mia-sua gente, una trentina di persone.
Quella notte c'era luna piena. Avevamo cenato molto bene perché il cuoco ci teneva a far bella figura con me. Aveva preparato degli spaghetti conditi con Ketchup, in onor mio, che erano una tremenda schifezza. Però poi presentò una lapa, un animale di cacciagione che conobbi in quell´ occasione e che era una delizia. Come se fosse stata una lepre grande, tanto per intenderci.. Ebbe le mie sincere congratulazioni, facendomi dimenticare il   Ketchup. Stavamo tutti seduti fuori della casa-ufficio, chi in amaca, chi per terra, chi su qualche seggiola.  A me sembrava rivivere i miei tempi lontani in Italia, da militare,  perché le conversazioni erano le stesse: si parlava di donne, di progetti futuri e si raccontavano storielle o barzellette.  Tutti eravamo stanchi morti ed io con loro perché avevo sulla groppa un lungo viaggio in macchina.
 Quando mi decido andare a riposare vado a fare quello che faccio sempre prima di andare a dormire: una bella pipì. Non c'era bagno, naturalmente, così che come tutti vado a  pochi metri dalla casa, in mezzo ai cespugli.
E quando sono a metà del processo  sento come un rumore di tacchi, come della nacchere di una ballerina di flamenco. Naturalmente continuo   e il  flamenco continua....Ma  il mio amico Valerio mi si avvicina, da di dietro, quatto quatto, nemmeno me ne accorsi, mi prende per un braccio  e mi strappa, letteralmente, da quel posto. Al fare quella improvvisa piroetta  gli detti una bella spruzzata, all´ amico Valerio, con quello che tu, cara figliola mia, ti potrai immaginare.
- Accidenti, dottor Macor, scusi, sa, però, che cazzo.... mi disse mezzo ridendo e mezzo seccato per l´ improvvisa doccetta.-  Ma che si mette a fare, lei ? Non si è reso conto ?  Lei stava pisciando addosso a un serpente a sonagli ! Non sentiva come suonava ?   Il serpente si incazza, certo che si incazza...chiunque si incazza se uno gli piscia addosso....
E mi guardava, intanto, mentre si asciugava  alla meno peggio e gli operai se la ridevano.
-Si certo, ridete, ridete...che ve possino, - gridò loro Valerio- Rianse pendejos,  ridete pure, stronzi, che se il serpente lo beccava proprio lì, sul cazzo, volevo vedere io chi glielo ciucciava per togliergli il veleno...


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11 ott 2010

Noialtri, in questo lato


Esperienze e considerazioni in una casa di riposo per anziani in Latinoamerica

Non avevo mai avuto, prima, esperienza diretta di quello che fosse una vita quotidiana in una Casa di Riposo per Anziani. E´la prima volta che mi succede di essere vecchierello, ammetto. La mia nuova esperienza di vita in un geriatrico è cominciata l`anno scorso, ai miei spensierati 81 anni.
 

“Prima”, cioè fino ai quaranta, mi dicevano che ero giovane, bello,allegro,simpatico, seduttore . Anche se non sempre e se non tutti i giovani sono belli, allegri, simpatichi e seduttori, per lo meno rimane il fatto di essere giovani e tutte le eventuali cose negative si superano con un nuovo successo, con una bella bevuta o con una bella donna.
 
Questo era “prima”.
 
Però “adesso”, con la dolce decadenza progressiva, se si è vecchierelli e si toglie l`essere bello, allegro, simpatico e seduttore, quello che rimane è solamente l`essere vecchierello. Comincia così la inutile ricerca della quadratura del circolo e la si comincia solamente in questa ultima fase della vita; ed ancora di più se si vive dentro una a casa di anziani.. 

Si, certo, lo so, ce ne sono di vario tipo: si chiamano o si chiamavano anche in vari modi: Residenze per adulti della terza età, Manicomi ( si diceva prima, quando ai paralitici si diceva paralitici, agli idioti idioti e ai vecchi, vecchi).Si chiamano anche Asili, Conservatori, Sale di attesa dell’ ultimo treno per Yuma. Dal più miserabile che puzza a merda, al Residence di Lusso 5 stelle per Abili della Terza Età che entrano ed escono dai loro appartamentini in compagnia di disinteratissime ragazze da sogno nella affettuosa attesa che il vecchietto rimanga stecchito e ricevano la bella meritata eredità. Gratuiti i primi; a costi di 5000, 10000 Euro ed oltre gli altri. Però il denominatore comune è sempre mantenere in vita con piú o meno novità tecnologiche e supposte extracomodità a delle persone che hanno già compiuto con la loro primaria funzione fisiologica del crescere e moltiplicarsi, in obbedienza alla Volontà del Signore. E se, qualche volta, alcuni pochissimi sono riusciti a dare qualcosetta in più di se stessi lasciando “orme immortali” in questo mondo di porcherie e bellezze, questi pochissimi non sono ormai in condizioni di offrire niente più che non sia una pacchiana utile eredità o inutili saggi consigli di contorno. La prima sempre bene accetta, di sicuro, ma unicamente per l´ovvio rispetto deferente alle ultime volontà del de cuius, così almeno dicono gli eredi. I secondi sempre fuori dei tempi per l`incomprensione tra generazioni e comunque dimenticati al momento del grande saluto.
 
Ossia, il fine è sempre mantenere artificialmente in vita persone che non sopo più di nessuna utilità sociale, e che praticamente gia non vivono piú. Non siamo giardinieri: il buon giardiniere fa sempre tutto quello che può’ per i suoi virgulti. Le piante vecchie le manda alla spazzatura. Oramai quasi tutti i conglomerati umani si occupano dei loro fragili vecchietti. I Governi-Stato per la relativamente nuova filosofia sociale dove il voto del teenager, di un professore universitario o di un semi demente senile hanno lo stesso peso; le società con fine di lucro per cercare di ottenere l`agognato lucro; ed i familiari per seguire con le loro abitudini e tranquillizzare le loro coscienze. Così si mantiene in vita, in maniera antinaturale, a più o meno costi, quello che secondo le leggi della natura non dovrebbe Più esistere. Ci siamo trasformati o ci stiamo trasformando tutti in uomini bionici e usiamo stampelle: e stampelle sono le operazioni di cataratta, gli apparati auditivi, i denti falsi, gli impianti dentali, le varie e care operazione plastiche per felicità del chirurgo estetico, i bye pass, i varie carissimi trapianti di organi per gran soddisfazione professionale e economica del medico e pingui benefici illeciti per gli infernali affari legati alla mercantilizzazione di organi: cercasi bambino con fegato sano.
 
SIC TRANSIT GLORIA MUNDI
 
Sono seduto nella bella mensa del ristorante nel Residence che mi ospita. Per varie ragioni mie che non è il caso riferire e che comunque non interessano a nessuno, ho preferito il Residence alla alternativa dell`Hotel o dell`appartamento che con nostalgia patetica mi avrebbe ricordato la garçonnière dei miei Trent'Anni. E mi trovo bene. Abbastanza bene. Relativamente bene, insomma. Me lo indicarono, il Residence, come uno dei migliori e nuovi in questa parte del mondo dove la mia vita folklórica e variopinta finalmente e probabilmente terminarà dopo aver cambiato casa, domicilio, residenza o dimora , come si preferisca chiamarla, per 21 volte, fra tre continenti, 6 città in Europa e 4 in America Latina, a parte i viaggetti turistici semi culturali in tutti i vari continenti escluso solo l`Artico; dopo aver parlato, scritto o letto più o meno male o più o meno bene in otto lingue; dopo aver vissuto, anche se mai ben comprese per essere troppo giovane, le postrimería della guerra 39-45; aver usato la mia laurea di dottore in giurisprudenza solamente per poco più di un anno, a Roma, come funzionario pubblico; essermi trasformato in costruttore-contrattista-appaltatore dello stato venezuelano per venti anni con la compagnia di costruzioni fondata da me, guadagnato soldi, perdendo soldi due volte nella polvere due volte nell`altar; e dedicato per altri vent anni anni a trasformare il mio antico hobby per le arti plastiche in una seria attività professionale, cercando di convincere tutti delle mie sublimi abilità artistiche; e dopo aver letto e non dimenticati completamente ancora i 2503 libri della mia biblioteca.
 
E dopo di questo, continuo a disegnare, scrivere e curiosare adesso, qui, in Sud America, volontariamente limitato nel limitato perimetro della mia residenza attuale.
 
L´ambiente? Come quasi tutto , si compara con i simili. Come con le automobili. Ci sono di vari costi. Le migliori sono quelle con i migliori dati costo-prodotto. Non puoi affermare che un Ferrari sia meglio di un Volkswagen. Non puoi pretendere di comprare un Ferrari per il prezzo di un Volkswagen, però , attenzione, nemmeno accettare gatto per lepre. Cosicché, comparativamene: buona costruzione, aree verdi, vari servizi sanitari, sportivi e di divertimenti. Buona attenzione medico sanitaria alimentizia. Comode stanze monolocali per riposare da chissà quali sforzi della giornata. Televisione, telefono e Internet per chi la sa usare, cioè nessuno, a parte me stesso. Personale di buona qualità, bellini, pulitini, sorridenti. 

Quando alle volte conversano tra di “loro” vicino a ”noialtri”, non li capiamo perché tutti siamo con presbiacuzia. Ma sicuramente parlano di noi e bene. Nel lato “di lá” ci sono, insomma, quelli che comandano: tutti giovani, cioè i medici, le infermiere, gli ausiliari, psicologi, nutrizionisti, vigilanti,camerieri, cuochi, giardinieri ed anche i familiari. Tutti giovani, certo, o tutti molto più giovani di noi, tutti che comandano sempre, anche se fanno finta di no.Con bei sorrisetti, ma sempre ci comandano.
 
Io osservo, vedo, sento.
 
Si ricorre allo spirito di osservazione, se ne è rimasto almeno un po’ si ricorre a vari tipi di occhiali , se le le cateratte o la maculopatia lo permettono. Si sente anche abbastanza bene, se ti parlano uno alla volta e hai potuto pagare i 4000 dollari per due buoni auricolari.
 
Cosa osservi? Cosa vedi? Cosa senti? Curiosiamoci un po`.
 
Al terminare della giornata arriva sempre , per esempio, e sempre affrettato il figlio di una signora che fu, la signora, molto importante nella sua epoca, nemmeno poi tanto lontana da oggi : medico, congressi internazionali, varie lingue, professionista conosciuta,forse anche bella donna, che non guasta mai. Adesso semiparalitica, semicieca, semisorda e semi non so che d`altro, in una seggiola a rotelle, amorevolmente spinta da un costante rinnovarsi di aiutanti-assistenti-camerieri che le puliscono la bocca durante i pasti ed altre cose. 

Il figlio, uomo sui 45, aria da intellettuale, chissà professore, sempre in jeans, sguardo leggermente da folle, attento, scrutatore, intelligente, fronte amplia, le si avvicina, la bacia, le da bacetti, le parla all’ orecchio quasi sempre con toni alti perché lei possa sentir bene e sentono bene anche gli altri del salone, nonostante la prebiacuzia. La conversazione con la mamá , che con affetto vagamente morboso accarezza e sbaciucchia nelle guance mentre con l` antebraccio la avvicina a se, è un monologo di parole quasi incomprensibili che ricordano i suoni di borborigmi intestinali in tono di basso. Monotoni e costanti. Durano a lungo. Improvvisamente vedo che si alza di scatto e, piè veloce Achille, si avvicina alla cucina, confabula con qualcuno o reclama qualcosa, gesticola, ritorna sempre con piè veloce dalla mamma, allontana. la assistente che continua a pulirle le labbra. Con sguardo rapido alla tavola vede il disordine lasciato dalla assistente nei secondi di sua assenza, riordina e riferisce alla mamma dell`esito dell`incursione in cucina. Altri borborigmi.
 
E la signora? La ex persona importante? Che fa adesso? Alle volte risponde al mio saluto, quando mi sente o quando mi vede.
 
L’ altro giorno, conversando vicino a lei suo figlio ed io, non ricordavamo il nome del socio di Pantagruel... come si chiamava? Come si chiamava? E lei, la signora senza nemmeno guardarci , suggerì: Gargantua. E rimanemmo congelati.
 
Non con la stessa frecuenza giornaliera però quasi settimanale arriva il figlio di un ‘ altra residente, a visitare sua madre. E`una signora che sicuramente è stata bella e che ancora cerca di mantenere impeccabile la un tempo rigogliosa chioma bionda che a me ha improvvisamente ricordato, mutatis mutandis, la enigmatica Veronika Lake. L`estate scorsa amava porsi al sole, per ore, nel giardino del Residence, felice e orgogliosa della tintarella e chissà forse anche dell`esuberante decolletè che invano le infermiere cercavano di ridurre parzialmente. Mi ero complimentato con lei più di una volta l’ anno passato per il colore che mi ricordava, le dissi in un complimento quissà eccessivo, le stupende ragazze in topless a Nizza, nella Cote Azul. Ricordo molto bene il sorriso con qualcosa di coqueteria che mi elargì, compiaciuta. Questo l`anno scorso, Ma quest`anno, all`inicio della primavera, in questi giorni, la avvicinai per un saluto e le suggerii che cercasse di riprendere la tintarella dell `anno prima. Mi guardò, questa volta con rimprovero:
 
“Il sole produce cancro”!
 
“ Puó darsi” le risposi” peró sono necessari anni di incubazione. Anche io mi metto al sole,cara, ma quando ci arriverà il cancro della pelle, saremo già belli e morti da un pezzo e non ci faremo piú caso.”
 
Il figlio, in visita dalla mamma in quel momento, mi guardó e il suo sguardo era di rassegnazione. E`un signore sui 50 anni, impresario, aspetto di uomo d`azione, attivo, occupato. Le ore che dedica a sua mamma sicuramente le dovrà ricuperare lavorando di notte. Si nota chiaramente l`affetto che ha per sua madre. Le porta sempre regaletti e altre piccole cose che lei chiede con l` insistenza del bambino che vuole il suo lecca lecca. Il mese scorso ebbe un episodio...e sembrava che...Ma si recuperó bene.
 
Cosa avranno provato i figli accorsi subito?
 
Con molta meno frequenza arriva il figlio di un`altra residente. Una dolce signora che conobbi l`anno scorso. In un solo anno grande deterioro. Alzheimer, suppongo.
 
Le “ malattie” dei residenti sono segreti riservati a medici e infermieri. Chissà ad altre persone ancora, ma mai ai “colleghi residenti”.Mai. Devono ignorarsi reciproca mente. Forse è meglio così. E quando lo sguardo quasi sempre distratto di un residente si posa casualmente su uno dei tanti dossier di ognuno di noi, mentre l`impiegato riporta diariamente le vicende e vicenduzze, questi, come colto in fragranti, chiude di scatto la cartella perhè il gran segreto del sacro si mantenga segreto,come nei misteri Eleusini. Forse è meglio cosí. 

Ed il gesto di chiudere di colpo la cartella mi ricorda quello di chiudere il libro, nei banchi del liceo, perchè il professore curioso non vedesse,deambulando, la foto della donna nuda tra le Anabasi di Senofonte.Forse è meglio cosí. E quando viene il figlio, alle volte solo, alle volte con la moglie, alle volte con i suoi condiscendenti figlioletti, si nota il dolore nel suo volto all` incontrare lo sguardo sempre piu sperso della mamma. Certo che le vuole bene. Ma, continua ad essere sua madre questa signora che quasi non riconosce nessuno? Chissà se lo chiede, chissá no. O chissá non ha il coraggio di pensare quello che pensa. E l`angustia continua, come continuava la mia, anni addietro, nelle visite che , stando io in America , non potevo fare che sporadicamente a mia madre, residente in un Residencial a Roma. Ed al momento del commiato, mi allontanavo sempre con quella immagine tristissima di una persona minuta, fragile, senza difese, che probabilmente vedevo per l`ultima volta, seduta nella sua terribile seggiola di esecuzione, con lo sguardo dolce triste ed angustiato, che sembrava stesse per piangere, che sembrava mi chiedesse aiuto. Aiuto? Quale aiuto? Come?
 
Li vedo tutti, i colleghi residenti. Loro ed io, seduto con loro. Sono i miei colleghi. Li vedo. Li studio.
 
Zombi. Seduti con gli occhi semichiusi di fronte al televisore immenso, di non so cuanti pollici. Guardano, ma non vedono. Chiedo: Che film stanno dando? Nessuno lo sa. E`anche senza sonoro. Bassissimo. Sicuramente parlato in NO spagnolo. Quelli che vedono, chissá vedono, ma non sentono. Chissà guardano il movimento come le fiamme nel camino,sempre suggestive ed attraenti. O l`acqua che scorre da qualche parte. Arriva una infermiera:
 
“ Andiamo... E`pronta la merenda”. Qualcuno guarda l`orologio per vedere se sono le 4 e mezza. 
Effetrtivamente sono le 4 e mezza. Si alzano dalle poltrone. Alcuni soli, da bravi. Altri, aiutati. Vanno convergendo al salone da pranzo. Ricordo il film di Michael Jackson. Il primo ed unico che ho visti di quel tipo la. Non dimenticherò mai. Ed ora i colleghi mi fanno riviveve la scena macabra della marcha. Non ricordo il nome del film. Chissà non voglio ricordarlo. O magari anche io comincio a fare cilecca con la memoria recente. Mi chiedo se l`ambiente contamina.
 
Dopo la merenda, attività sociali. Ci visita tutti i lunedí pomeriggio una bella morettina con anelli luminosi di capelli negrissimi. Gli occhi di due colleghi la seguono mentre onduleggia, ma per ancestrale istinto già sopito, con occhi stanchi. E`la tecnico in Arti Plastiche. Insegna loro a disegnare. Fanno arte. Cosí si chiama la lezione. Tutti intorno ai tavoli, pennelli in mano, acrilici, colori, macchie. Riempono di colori i disegni o le cose preparate dalla Tecnico in Arti Plastiche. Vedo i miei bambini al kindergarten. Lo fanno con gusto. Riempiono con diligenza le zone da riempire di colori forti, belli, vistosi. Ne sono orgogliosi. Va molto bene cosí, certo.
 
Altro gruppetto è andato agli esercizi fisici. Dirige un giovane tecnico, anche lui uniformato. Serio, competente, compenetrato. Ogni volta che mi vede, mi stende la mano destra con un affondo energico di saluto. Fa sedere i miei colleghi-atleti tutti intorno a lui. E uno e due e tre e quattro.
 
Suona un telefono da qualche parte. Sale le scale una aiutante: “Chiamata al telefono per....” Tutti sperano che sia per lui, la telefonata. Ma è sempre per un`altra persona. E uno e due e tre e quattro.
 
Si sente adesso il passo rapido, nervoso, di una donna. E`la Direttrice. Anche lei giovane, anche lei carina.Tutte giovani e carine, certamente, qui. Anche lei semre con un bellissimo sorriso amplio stampato. Sguardo attento a cento dettagli. Efficenza da valkiria. Decide lei quello che possiamo o non possiamo fare. Ma obbediamo. Ha gli occhi luminosi come nelle Mille e una notte.
 
Che faccio io, qui? Anche io in attesa dell`ultimo treno per Yuma?
 
Esco al giardino. Sono l`unico ad avere piena libertà di movimiento, dentro e fuori del Residence. Esco al giardino, mi dondolo nel chinchorro di moriche, la amaca che portai con me dal delta Amacuro dell`Orinoco. 

E vedo la mia statua della India Gurí. La statua in bronzo, pezzo unico, di grandezza naturale, che modellai e fusi anni addietro di una India Warao di Venezuela e che anche portai qui, con me e che da una settimana ho collocato nel giardino del Residencial. Mi è particolarmente cara, qusta scultura, anche perchè mi aiutò, posando, la mia figlioletta oltre venti anni fa. È una indiana giovane, seduta pensativa su una roccia, con mani e dita aperte, dove le scorre l`acqua del suo Caroní. E l`acqua le scappa dalle mani, si dilegua tra le dita, come si dileguó la sua cultura e come si sta dileguando la mia vita.


26 set 2010

BURRO NEGRO E IL PADRE AFFETTUOSO



1965
 
Andare in automobile da Caracas alla località di Burro Negro, nel Zulia, non era un viaggetto corto.  Ci volevano nove o dieci ore di macchina, senza soste.
Laggiù  io avevo un lavoro di disboscamento  e di preparazione di terra per "favorire" i contadini di quella remota zona. Il contrattante era l´ Istituto Agrario dello Stato.  Quella località di Burro Negro non appariva nemmeno nelle cartine geografiche nazionali.
I contadini della zona più che agricoltori  erano peones; cioè poveri diavoli che vivacchiavano con qualcosa che seminavano o cresceva solo nei pochi metri intorno alla casupola che  si erano costruiti.  Su terreni di chi, non si sapeva quasi mai. Costruivano la loro casetta-capanna praticamente in mezzo alla foresta, o lungo le nuove strade  e se nessuno li mandava via, ci rimanevano un anno dopo l´ altro e riempivano le loro donne di figli. 
Questi contadini, salvo  qualche caratteristica somatica più vicina all´ indios americano che al negro e con un tipico accento strascicato, non erano molto diversi  dagli altri peones che avevo conosciuto  nei miei dieci anni di Venezuela.  Erano persone semplice, credulone, di quelli che quando danno una risposta quello che fanno è ripetere la domanda.
-Mi hanno detto che in questa epoca dell´ anno quasi non piove; é vero?-
-Si,no,non piove; in questa epoca non piove.
-Però...qualche volta piove, vero? anche fuori stagione? 
-Si, qualche volta piove, vero, anche fuori stagione.
-Quanto manca per arrivare a Burro Negro?
-Uf, le manca un po' ...
-Più o meno mezz´ ora?
-Si, come no, più o meno mezz´ ora.
-Però  mi hanno detto che per questa strada ci vorranno ancora un paio d´  ore.-
-Si, un paio d` ore .
Insomma, questa  era il tipo di la conversazione.   E il contatto che sporadicamente si può  avere con persone così semplici e pure  fa affiorare sensi di colpa.  Abbiamo permesso e spesso stimolato  che sopravvivesse la schiavitù, ovunque.  Siamo una versione moderna dei padroni di prima. Li obblighiamo alle nostre abitudini, alla nostra lingua, alla nostra religione, alla nostra morale con la promessa vana che saranno come noi.  Quando a noi, di loro, in fondo, non ce ne frega niente.
Ci credono e continuano ad obbedirci   perché  li meravigliamo ancora  con i nostri cocci di vetro colorati, come cinquecento anni fa.  Per loro noi non apparteniamo ad un altro mondo; noi apparteniamo ad un´ altra galassia.
Ecco, queste erano le fesseriole che stavo rimuginando tra me e me  durante ore di viaggio, solo, in automobile.
Dopo nove ore di macchina quasi senza soste arrivai  finalmente a Burro Negro, già sull´ imbrunire.  Lasciai la strada asfaltata  per mettermi nella stradina di terra di dieci chilometri che mi portava  al  il mio " ufficio" di campagna.  Era la casa che sembrava più casa di tutte le altre della zona.  Le pareti erano di un materiale che vagamente ricordava il cemento. Il tetto di palme secche era una magnifica difesa dal caldo afoso ed altrettanto magnifico rifugio  per quell´ insetto, il chipo, che trasmette il male di Chagas.  Il pavimento di terra costipata. C' era una stanza che avevamo adibito ad officio  e nell´ altra  potevamo dormire io ed il topografo ungherese. Avevano messo un bel paio di letti di ferro  con materasso e lenzuola perché, certo, gli europei non sanno dormire in amaca.
-Voi non avete bisogno di tutta la casa, vero ?-, mi aveva chiesto  una specie di capo villaggio che  trattava " gli affari " tra i contadini - peones e l´ Istituto Agrario. Aveva trovato lui quella casetta per poterci installare il nostro ufficetto e la stanza da dormire.
-A voi non importa se nella cucina rimane Juan con la sua famiglia ?
-No, non importa. Con queste due stanze  per noi, basta,- risposi . Che potevo dire ?  Era un ambiente tristissimo; che la cucina fosse occupata o no, era lo stesso. Dopotutto io sarei stato lì per un paio di notti ogni  tre, quattro settimane. 
Il cacique, il capo villaggio, l´affarista, insomma, insistette per ché io vedessi la cucina dove sarebbe rimasto a vivere  Juan con la sua famiglia.  C' erano   due o tre donne di età indefinita  che mi guardavano come  un marziano  ed una specie di patio  coperto da canne e pieno di mocciosetti  di cinque, sei, sette anni. Chissà una dozzina. In un´ amaca, quasi al centro del patio,  c' era una  ragazzetta dall´ aria pigra, di 12, 13 anni, quasi signorinetta, mezzo  nuda anche lei come gli altri, con il visetto  tipico dell´ india americana. E con un sorriso indefinibile. Un dolce sorriso indefinibile. - Una " Gioconda India "- pensai.
Juan non stava in casa in quel momento.
Mi misi a dormire. La mattina seguente, prestissimo, una delle donne mi portò un caffè eccellente e dolcissimo  ed un secchio d´ acqua per lavare non so cosa.  Forse perché mi lavassi io. Non c' era nessun tipo di bagno o simili, solamente un cagadero  fuori, come una garitta militare.
-Per difendersi  é meglio che vada sempre nel cagadero e non  all´ aria libera.... Perché se lei va a cagare  tra l´ erbetta  potrebbe anche morderla una  vipera o una mata caballo , qui ce ne sono molte, sa. E se la beccano  nel culo, qui siamo in tante che possiamo aiutarla; però, caro lei, se lo mordono giù di là, dove le penzola quell´ affare, ay, poveretto lei....
Il ragionamento era molto contundente.
Dovetti rimanere qualche giorno più del previsto per sopravvenuti problemi di lavoro cosicché cominciò a formarsi una specie di familiarità  tra me, Juan  e la sua squadra di donne e bambini.
Una notte che ero andato a dormire relativamente presto mi svegliai per un lamento..... un lamento che era come un pianto rassegnato, senza variazioni di tono, di una sola voce; una specie di giaculatoria  che al principio presi  per qualche tipo di preghiera. Non era un rosario, perché non  esisteva l´ assolo  con coro salmodiante così che forse poteva essere una specie di scongiuro o ....  ma che so io quello che poteva fare quella povera gente lì !  Siccome la litania continuava mi alzai per curiosità per vedere cosa succedeva nella cucina-salone-patio-stanza delle amache.
Naturalmente  non c'era  luce elettrica.  Però la notte d` estate era chiara e con luna.
Nella penombra intravidi  prima la donna della cantilena. Era accovacciata in un angolo dello stanzone, con lo sguardo fisso all´ amaca che dondolava nel centro.  E la litania, si, era una cantilena  e finalmente captai che, gemendo in un rimprovero rassegnato, la donna piagnucolava e diceva:
- Cochino..cochino...cochino ... porco, porco,  sei un porco, porco......-
Forse era  il soffio di quel lamento che dondolava l'  amaca. E nell´ amaca c' era steso Juan, supino, che  sembrava dormisse. Si certo, Juan, l´ uomo della casa. L´ unico uomo della casa.   Però si intravedeva un´ altra ombra nell´ amaca. Ah, certo, era la ragazzina di tredici anni, la dolce  Gioconda india. Ma...che faceva lì, con suo papà?
La Gioconda  stava a cavallo nell´amaca, seduta sul grembo di suo padre e le due gambette di adolescente, aperte, appena toccavano il pavimento.
Non stavano giocando al trucci trucci... Stavano tranquillamente fornicando con tutti i movimenti che vuole madre natura in questi casi, davanti a tutti, davanti alle altre donne, davanti alla caterva dei mocciosetti e davanti a me  che mi sentii riempire di vergogna.
La bambina continuava a guardarmi mentre seguitava con i suoi movimenti ritmici, lenti; che non avevano nessun furore erotico ma pareva compissero un specie di rito inevitabile. E mentre mi guardava continuava a sorridermi, con  quell´ indefinibile sorriso della Gioconda.
Appena mi vide, la donna dei lamenti aumentò il tono della voce mantenendo  l´ uniformità della  litania. Forse era una maniera per avvisare della mia presenza o chissà per  scuotersi dal sopore.
Me ne andai immediatamente nella mia stanza. 
Il giorno dopo, sul lavoro, Juan mi si avvicinò. Io ero imbarazzatissimo e lui, con gran naturalezza, mi disse:
-Senta, dottor Aldo.  Ci ha fatto caso lei di quanto está buena  mia figlia ?  Certo, sua madre, la vecchia, certo che non vuole. Cerca di rompermi le balle come può, come ieri notte.  Però, sia franco, mi dica, dottor Aldo: le pare giusto a lei che io  lasci mia figlia perché se la scopazzi qualsiasi figlio di puttana  che passa di qua...?
Con un sorriso che non dimenticherò  mai, aggiunse:
-Neanche a pensarci...Neanche a pensarci...Mia figlia non se la scopa nessuno.  Mia figlia me la scopo io!

15 ago 2010

Per la Madonna! Per dio! Per Hercules!


(Invocazione in Roma Pagana y Cristiana)

Era nel 41 o 42, non mi ricordo bene, frequentavo il Ginnasio in una scuola privata a Roma e con sacerdoti britannici che facevano il saluto fascista in voga e obbligatoriamente spontaneo.

Con il mio amico di adolescenza, Michele, litigavamo sempre per decidere a chi dei due toccasse suonare la campanella per la messa della domenica. Anche quella, la Messa, obbligatoriamente spontanea.

E un bel giorno scoprimmo anche che era facile rubare alcune delle rose, bellissime, che il nostro Preside, Mr Chance, coltivava con molta diligenza nel giardino della Scuola.

Volevamo regalarle alle nostre amichette, le nostre prime fidanzatine e avevamo capito che loro si commuovevano per una attenzione delicata; non si interessavano minimamente per sapere da dove e come venissero. Ma intuivamo anche che l`eventuale furto confessato, avrebbe aumentato romanticamente l`alone di mistero.

Pero, sai com ‘ è, dai e dai, arrivò la volta che il Signor Preside ci colse in flagranti: ciascuno di noi aveva in mano due rose bellissime di un rosso scuro con qualcosa di striature nere. Con la sua flemma britannica graziosamente mischiata con certa impulsività dei figli di Remo, ci prese per le orecchie. E letteralmente ci assalì, senza scomporsi, pero con le vene del collo gonfie e con il suo ridicolissimo accento alla Stanlio e Ollio: - Dove credete che andate voi con queste rose rubate?-

- Per la Madonna, Signor preside !-

Pero quel “PER LA MADONNA in italiano può anche essere interpretato come quasi una bestemmia. Per Dio ! Per Hercules, diceva Plauto il commediografo.

Rimase perplesso. Forse il Preside non si aspettava quella risposta.

- Siamo nel Mese Mariano, nel mese di Maria! Sono per il culto a Maria Vergine!!.- gli strillai mezzo piangendo con la mia faccia da innocentino e correndo dietro alla mia orecchia.

Al dirgli che le rose erano per il culto del mese Mariano, un bel colpo basso, il Signor Preside rimase di stucco. Povero uomo! Non se lo aspettava. Lasciò la presa delle orecchie, come se scottassero.

- Per questa volta... portatele all`altare... Mettetele bene, sono rose molto, molto speciali... Ma la prossima volta chiedetemi permesso a me, personalmente... Più tardi passero’ a vedere come le avete messe... -

Ma era furioso. Contenuto, ma furioso.

E così fu come io imparai che per qualsiasi non si sa mai, é bene sempre avere una bella scusa pronta.

10 ago 2010

Il Santo Prepuzio



(o pudore delle mamme di prima )


Fimosi è una bellissima parola e viene dal greco φίμωσις e significa qualcosa di stretto. Si usa ( si usava ) per indicare: se un istmo era stretto, o una strada stretta. Oggigiorno il termine è sopravvissuto unicamente in medicina per indicare che la pelle, prepuzio, che ricopre il glande, è stretta. E pertanto impedisce o rende difficile e doloroso il suo normale scorrimento sul glande, cosa che avviene normalmente nell`atto del coito. In casi estremi la apertura è tanto stretta che rende difficile persino fare pipì. E`una malformazione, ovviamente. E se nessun genitore se ne accorge per porvi rimedio, se ne accorgerà il giovane quando arriverà alle sue prime erezioni. In che modo? Quando per il ragazzino comincerà la dolcissima epoca della masturbazione i suoi amichetti gli diranno come si deve fare ma lui non potrà farlo. Cercheranno a volte di farlo insieme, con gran senso di cameratismo. Però il pirolino gli fa male, e suda e grida all’ eterna sorellina che gli chiederà strillando anche lei l’ uso del bagno dove il poveretto lotta con il suo pene eretto, di fronte alla foto della puttanella nuda.

Certo che questo ormai non succede Più. Prima di tutto perché oggi le ragazze ne sanno cento più del diavolo e quando hanno il loro primo figlio maschietto debbono già aver visto cazzi e cazzetti di ogni genere, visti toccati e annusati ; e sanno come sono fatti.

E se non lo sanno per esperienza propria, in vivo, per essere verginelle con timor di Dio, avranno letto libri di sesso, visto pellicole, sfogliato riviste di ogni genere, conversato con le loro amiche o con le loro mamme, così che non si troveranno di fronte a qualcosa di sconosciuto. Inoltre oggidì le mamme avranno la assistenza costante, costosa e quasi inutile del pediatra che come prima cosa cercherà di giocherellare con il piripiccio del bambino, a vedere se tutto funziona bene.

Ma non è stato sempre così.

Ci sono stati casi storici dei quali riferisco solamente uno...per riderci un po´sopra. Se affermassi che uno dei motivi della Rivoluzione Francese, chissá non il più determinante storicamente, ma che non dovrebbe sottovalutarsi, è stato proprio un caso di phimosis? Sissignori, un caso di fimosi reale. Niente di meno che Reale. Dovremmo sapere che il Divino per Grazia di Dio, Luigi XVI Re di Francia, marito della esuberante Maria Antonietta, soffriva di phimosis ! E le pochissime volte che cercò di fare all`amore con la sua Reale sposa con fine di discendenza reale, il suo Sacro Piripiccio gli faceva un male boia! Cosi che quello che per il più comune degli uomini era un piacere divino, per il povero Unto da Dio era un tormento. E chi me lo fa fare?

E riparava orologi mentre sua moglie sfogava in lussi, feste, stravaganze e avventure le insoddisfazioni del Talamo Nuziale; e con questo divenne estremamente antipatica al popolino di Parigi che vedeva e invidiava y suoi sperperi e finì con tagliarle la bella testa bionda. Sapevano della fimosi i sapientissimi Medici del Re? Molto probabilmente sì, però era anche vero che non si poteva permettere che un Cristianissimo Re di Francia fosse un circonciso, come il più lurido mercante ebreo. Bene.

La faccenda fu che quando io, intorno ai miei quindici anni provai i miei primi esercizi autodidattici, mi resi conto che qualcosa non andava bene.

E non sapevo cosa fosse. La pelle del prepuzio rimaneva attaccatissima al glande, non c´era maniera di staccarla, sembrava attaccata con colla da falegname. Il il mio povero glande io riuscivo a scoprirlo solamente per pochi millimetri a sessione e con dolore.

E durai settimane…sembra orribile o da riderci sopra, adesso, però ci vollero settimane per potere finalmente ritirare tutta la pelle del prepuzio. E li c´era l`altro problema.

C´ era la maledetta fimosi, cosa sconosciuta per me, per mia mamma e probabilmente anche per mio papa. Mai ebbi il coraggio di domandare a loro. Di queste cose NON si parlava.

Così che quando finita di staccare la pelle del glande trattai di procedere ai movimenti ritmici indicati dalle esperienze dei vari amichetti, non potevo assolutamente farlo. La pelle del glande non andava indietro, assolutamente, ovviamente stando in posizione eretta. E che eretta, a quei tempi !

Non passava niente di niente! Potevo farlo solamente in stato di riposo. E naturalmente non c`era gusto !

Dovetti adattarmi alla mia situazione. E fu un processo lungo della mia adolescenza-gioventù. Finalmente, dai e dai, la pelle del prepuzio cominciò a cedere e potevo usare il mio attributo abbastanza bene e soprattutto, con certe attenzioni, senza dolore.

In una occasione successe qualcosa di inconcepibile e di incredibile. Non posso dire in che anno né che età avessi io, perché davvero mi vergogno ad ammetterlo. Dirò solamente che non ero più tanto adolescente.

Bene. In una zona d`Italia il cui nome non devo riferire stavo vivendo in una specie di comunità. Non avevo molte occasioni di avere a disposizione fanciullette per mantenere in esercizio tutti i miei ingranaggi. Così che, benedetto Darwin, la funzione sviluppa, ma la non funzione atrofia, il mio caro prepuzio cominciò a recuperare qualcosa del terreno perduto. E fu molto sgradevole per me, che credevo risolto ormai il problemino.

In occasione di non ricordo cosa, fui invitato non ricordo dove a una specie di festa. Ero solo, in quel momento, lontano da Roma, lontano dalla famiglia, lontano dagli amici e lontano da tutto. Cosi che accettai l ´invito praticamente di sconosciuti e mi presentai in quel posto. Dopo poco cominciai a chiacchierare non so di che con una ragazza del posto, ne bella ne brutta, piuttosto insipitella che a Roma non avrei degnato nemmeno di uno sguardo. Dopo un po la invitai a dare una passeggiata nei dintorni, che non conoscevo. La passeggiata era una passeggiata a piedi, naturalmente.Non avevo automobile, ne motocicletta nemmeno gran che di soldi così la passeggiata fu una vera passeggiata nel lungo lago, il bello, romantico e conosciuto lago di Como. Mani nelle mani lei mi portò in un posticino mezzo nascosto, sembrava fatto apposta per innamorati squattrinati, tutto scuro, con appena le lucciole con i loro richiami luminosi d’ amore.

- Sono i maschi- le dissi – che cercano la coppia.

- Come noi? - mi rispose senza guardarmi. Cercai di darle un bacio. Si ritirò debolmente.

- Tu sei di Roma, vero?-

- Si, sono di Roma. Qualcosa contro i romani?-

- No. Solo che mi hanno detto che voi siete di mani lunghe-

- Guarda un po’ le mie. Ti sembrano troppo lunghe?

- Hai delle belle mani. Tu non lavori con le mani, vero? -

- Dipende... Vuoi provarle?–

E li cominció il toccami, non mi toccare, stai un po fermo con le mani,baciami, lo dici a tutte, ti bacio, ti accarezzo... E dopo circa una mezz`ora , in mezzo al vorticare delle lucciole, lei mi guardò come a soppesarmi, e poi si stese sul prato.

Accettai entusiasta l`invito.

Pero no fu possibile!

Il benedetto prepuzio! Y m i fece un male da matti.

In qualche modo risolsi, per lei e per me, con il ricorso dei succecdanei.

Pero dovevo spiegarle e le spiegai. Con un bel po`di vergogna ma con molta franchezza; anche se non considerai necessario fare il racconto storico dell’ esempio di Luigi XVI.

Ed allora la ragazza, del cui nome adesso, sì, non devo ricordarmi, dimostrò un atteggiamento che mai e poi mai avrei immaginato. Mi disse che lei aveva un fidanzato. Che lo era da molto tempo, e che probabilmente finirebbe per sposarsi con lui. Però che era quasi un mese che si erano bisticciati per sciocchezze e non avevano avuto relazioni. E siccome lei era, cosi mi disse esattamente, molto stretta di vagina, sarebbe andata dal suo fidanzato, a fare la pace e all`amore con lui perché potesse aprirla il più possibile, per me. E mi avviserebbe per potere stare insieme davvero, senza che io sentissi dolore.

Fu di una gentilezza squisita.

Due mesi dopo ci incontrammo casualmente per la strada al braccio del fidanzato e me lo presentò.

Era un tipo vari centimetri più alto di me, con muscoli e pettorali che uscivano dalla maglietta sportiva. Mi colpì il suo viso, franco e semplice.

Non la cercai mai più.

E la mia fimosi? Con l´inevitabile rallentamento dei quaranta, il principio darwiniano dell`uso meno frequente cominciò a manifestarsi un`altra volta.

Basta! Chiesi aiuto a un amico medico, gran medico, magnifica persona che io sapevo convinto cattolico apostolico romano la qual cosa né mi interessava né pensavo avesse la minima influenza in lui come medico. La sua stravagante religiosità si mi rivelò in questa occasione. Ci eravamo conosciuti anni addietro fu il medico con il quale nacquero i nostri figli. Era mulatto, bell´uomo, alto, sempre con un dolce sorriso sulle labbra, comprensivo. Era anche medico di monache. La sua clinica era piena di monachelle perché anche loro, alle volte, sono donne ed hanno bisogno di ginecologo. Non prendeva nulla alle persone che si vedevano in ristrettezze ecnomiche. Nemmeno prendeva nulla ai miei figli. Ed anche a me,che di povero a quei tempi avevo solamente la situazione dei miei capelli, anche a me, dicevo, alle volte si dimenticava di farmi pagare la parcella. . Gli feci un busto in bronzo, un ritratto ben riuscito, che gli regalai e la cui foto adesso è nella mia pagina web- Quando un bel pomeriggio andai a chiedergli consiglio sulla mia famosa fimosi, mi resi conto che non voleva ricorrere alla circoncisione. Mi disse che non era necessario e gli credetti. In due occasioni mi fece un taglietto che avrebbe risolto il problema senza intervenire nei piani di Dio, che sa quello che vuole. La circoncisione era una invenzione degli ebrei.

Pensavo che parlasse in scherzo.

Ma al secondo taglietto senza risultati definitivi, mi resi finalmente conto che per motivi misteriosi, anatema anatema, trattava di evitare ricorrere alla circoncisione.

Inconcepibile.

Pensai al fanatico religioso, di qualsiasi religione, che preferisce dolori e sofferenze prima di andare contro certi precetti della sua religione, come la cosiddetta circoncisione femminile. Pensai al ridicolo tentativo di molti cristiani dell’ eta media ed anche nell’ Italia della cosiddetta Razza, quando si nascosero quadri di maestri dove appariva la Circoncisione di Gesù Cristo. E non solamente per fanatismo religioso ma anche per fanatismo di razza come nel caso di molti sacerdoti protestanti tedeschi.

E le anfore contenitrici di tanti e santi prepuzi dei primi cristiani, devono essere svanite nell`etere.

Conclusione, il problema del mio santo prepuzio non si risolse con quest`amico mio, gran medico e gran cattolico, ma con un altro medico che no era cattolico ne’ ebreo ne’ mussulmano ma solamente medico. Mi fecero la mia bella circoncisione, il prepuzio se lo pappò il gatto della clinica ed io ottenni la mia liberazione mascolina.

Trattai, ovviamente, di ricuperare il tempo perso, pero questo mi trasse problemi molto dolorosi ma di altro genere.

E adesso?

Adesso a Montevideo, quando esco dalle docce del mio club di nuoto, alle volte incontro qualcuno che mi saluta: SHALOM.


7 ago 2010

La filmatrice con night shot


In romanesco si dice: FATTE LI CAZZI TUA

Non è stato molto tempo fa. Solamente dieci o quindici anni. Ieri l`altro, per me. Mia moglie ed io eravamo in uno dei nostri viaggetti di primavera estate in Italia, per salutare parenti, amici, comprare quello che ci servirebbe di vestiario per due o tre anni, fino al prossimo viaggio. Alle volte ci sommergevamo nel gran mare delle visite turistiche pseudo culturali. Io avevo una nuova fiammante Handycam Sony, con visione notturna. E facevamo giri e giretti, filmando, mangiucchiando, sudacchiando, comprando come due buoni borghesi di mezz`età, e magari qualcosa di più.
Un pomeriggio, non ricordo in che città d`Italia, decidemmo di entrare in una chiesa per godere un po di refrigerio dal caldo di agosto e vedere un quadro del Pinturicchio che conoscevamo solamente in foto. Cominciammo a fare giri dentro la chiesa, fotografando e filmando anche un altare secondario peró con fedeli cantori quasi affinati. Stavo commentando con Gabriella che in Spagna, qualche tempo prima, avevamo avuto problemi per fotografare e filmare dentro le chiese. Ricordammo anche quando avevo avuto un battibecco con un ciccione e sudato prete spagnolo, rudere dell´ Inquisizione, che molto autoritaria-mente mi aveva schiaffato la sua rude manaccia di contadino gallego davanti all`obbiettivo, strillando che in chiesa non si poteva fotografare. Povero tipo, sapevo benissimo che l`ordine gli arrivava da qualche vescovo solerte e che in Spagna la chiese sono piene di fedeli ed in Italia di turisti. Ma questo no mi impedì di seccarmi per l´atteggiamento arrogante e soprattutto cafone del tipo, e gli gridai furioso perché il Santissimo Apostolo Pietro permetteva foto e filmazioni a Roma e questo tipo di Santiago ( ah,...eravamo a Santiago di Compostella) osava opporsi a quello che permetteva il principe degli Apostoli?
Però Gabriella mi aveva già preso per il braccio, io mi calmai, non ci furono conseguenze ed uscimmo a mangiare un buon Pata Negra.
Questo era successo un paio di anni prima.
Questa volta continuavamo a vedere e filmare il Pinturicchio. Ed io con mi famosa handycam per luce notturna mi ero messo a curiosare tra angoletti scuri o semiscuri degli altari, a cercare qualche dettaglio che non si poteva vedere ad occhio nudo. Ad un certo momento...zaaass che cazzo ! In un angoletto ben appartato, oscurissimo, vidi due tipi, suppongo ragazzo e ragazza, bene immedesimati in energica attivitá febbrile. " Fellatio !! Fellatio!! avrebbe certamente gridato con orrore il pretarello gallego se avesse saputo qualcosa di latino. Io mi limitai a ritirarmi, di scatto ed attonito dissi a Gabriella:
- Vedi? Tu sai che sono agnostico in fatto di religioni, non mi interressano questi problemi peró, porca miseria. questa maniera di essere tanto esuberanti in una chiesa, non è affermazione di personalita, libertà di espressione o che so io,,, No !...Questo è solamente che a questi giovani ignoranti y maleducati di oggigiorno, non gliene fotte assolutamente niente di noi, se ne strafregano delle nostre tradizioni e di tutti noi! Rimasi come inebetito. Cosa si suppone che dovrei fare io? Prenderli a calci nel sedere?
Mia moglie mi guardava con il suo sguardo sempre dolce e magari anche un po’ ironico.
Mi tranquillizzai. Pochissimo dopo le commentai:
- Sai che ti dico? Se il Padreterno li accetta cosi e pare che li difenda, chi diavolo sono io per oppormi ai disegni divini?
Gabriella mi sorrise.
E con questa stravagante considerazione spensi la mia handycam di vista notturna e continuammo i nostri giretti come se niente fosse. Bah...

1 ago 2010

Il confessionale


                                                                                             (Ego te absolvo peccatis tuis)
1949. Non è stato a Roma ma nella Vittoria in Liguria. Era il secondo anno che dopo la guerra facevamo le vacanze d`estate in quel bel paesetto delle Alpi marittime.

Per i giovani, da un anno all`altro passa un mucchio di tempo: In un solo anno le ragazzine si fanno signorinette e ai ragazzini comincia a spuntare un po di barba. Una delicata peluria che ci rende orgogliosi e cominciamo a cercare le lamette di papà. Alla mia età di adesso, ai miei 82 anni, la unica variante è che una bella mattina possa svogliarmi morto. Null`altro.

In quell`estate non fu possibile vedere la ragazza dell`anno prima e rivivere le angoscie timorose di essere colti in flagranti: si era sposata, mi dissero.

Però fu possibile ampliare il circolo delle conoscenze nientedimeno che al doppio. L ´anno precedente era stata l`avventura estiva con una sola ragazza, la nuova da scoprire. E quest’ anno, invece, erano il doppio: erano due. Erano apparse due ragazze favolose. Una, la timidissima Maria Luisa, di 17 o 18 anni, molto bellina, ben fatta, con incipienti graziosi attributi che si cominciavano a scorgere sotto le leggere camicette estivi. Era al suo secondo anno del classico a Genova.

Anche io venivo dal classico e cercai subito di trarne profitto con le storielle dei poeti greci, la mitologia ed eventi storici romantici, pero senza dimostrare apparentemente nessun interesse speciale per lei. Distoglievo sapientemente il mio sguardo che era calamitato dalle sue tettine. Stava a sentirmi, curiosità femminile per l’ uomo “che sapor d´altri lidi ha nei capegli”. Mi sbirciava un po’ ma poco dopo se ne tornava a casa sua. Erano ragazzine alle loro prime esperienze con ragazzi che non erano i soliti compagnucci di scuola, che consideravano generalmente piccoli. Erano quindi curiose e temerose.Quasi tutte di forte educazione cattolica, tradizionalista, influenzate dalle infinite raccomandazioni della mamma e con la fifa del papà, sempre severo.

Mi piaceva moltissimo questa Maria Luisa per quest`aria di santerellina e probabilmente lo era.

L altra nuova ragazza era Ernestina. Un po’ più grande, , bellissima mora, bona da matti, con delle tette voluttuose e generose in lotta costante con i centomila bottoni delle sue camicette.

Era del Liceo Artistico e aveva quell`aria di libertà,scanzonatura, modernità e stravaganza che normalmente si attribuisce all’ artista. Sensualissima, adottava, consciamente o istintivamente , pose per mettere ancor più in evidenza le sue grazie. Pero solamente per porle solo in evidenza.

A quei tempi, povere ragazze, s`accontentavano con ricevere l`ammirazione degli amichetti, percepire vagamente il loro desiderio. Probabilmente notavano qualcosa di piacevole in loro stesse e sicuramente se ne spaventavano, per la idea sempre presente del peccato, di quello che è conveniente, di “questo non si fa”. “Non farti mettere mai le mani addosso dai ragazzi”. Seppi, poco tempo dopo, da mia sorella, che una sua amica aveva chiesto alla mamma, spaventata:

- Perché, mamma? Mi picchieranno?- E la mamma aveva risposto:

- No, picchiarti no... Pero molto peggio !!.-

E Marcella, la amica di mia sorella, rimase a lungo con il terrore e la curiositá di cosa fosse quel molto peggio.

Molte di loro, lo saprei col tempo, arrivarono ad avere figli senza sapere cosa fosse un orgasmo. L`orgasmo? forse, chissà, l`unico vero momento di gran piacere che danno i figli ai genitori, sia pur involontariamente. Jajaja.

E noi giovanottelli? Sempre ronzando intorno a loro, sempre reprimendo desideri che esploderanno solamente nella solitaria oscurità delle nostre stanzette.

E nonostante tutto, sopravvivemmo.

Con mio cugino un anno più grande di me, cercavamo di abbordare le ragazzette. Questa o quella per me pari erano, secondo l’ Opera famosa: cioè, non importava quale delle ragazze ci toccasse in sorte, l`importante era che fosse una ragazza da pomiciare per l ‘estate.

Mio cugino, abbastanza timido fino all`anno prima si era dato una bella svegliata con non so che di attività sociale degli studenti di Ingegneria. Mi rivelò un piano favoloso che mi spaventò e mi emozionò: dovevano cercare di confessarle !

– Confessarle? Sei matto? Come? E chi lo farebbe?

Ed il mio bel cuginetto, orgoglioso del suo macchiavellismo, mi spiegó: Tra due giorni ci sarà la festa del Santo Patrono. Tutte le donne, contadinotte o villeggianti, giovani o vecchie, andranno a confessarsi il giorno prima, ossia domani, per la comunione del giorno successivo. Il parroco, che non poteva non chiamarsi don Abbondio, già un po’ vecchierello, comincerà domani e dovrà confessare più di cento persone. E seguendo i consigli della sua buona ed impicciona Perpetua, la vecchia e fedele serva in dotazione ai preti in quei tempi , le penitenti erano state scalonate per visite ordinate al confessionale. Prima si confesseranno le contadine, che si alzano sempre presto.Poi verranno le villeggianti e poi, per ultime le ragazze, quasi già di sera.

-Ma tu come lo sai?, chiesi.

-Me lo ha detto mia sorella, che sa di tutte queste cose, e che Ernestina e Maria Luisa andranno sul Vespro.

Chissà per acchiappare il vecchio parroco già stanco ed ottenere una facile assoluzione senza tante domande. Se il parroco chiedesse loro, loro direbbero, per esempio, in segreto di confessione, se hanno o non hanno una certa simpatia per qualche ragazzo...chissà, le ragazze magari anche gli chiederebbero consiglio sul da farsi. Chissà il prete direbbe a loro se possono dare qualche bacetto.

- Con lingua o senza lingua? Potrebbe chiedere il prete e così darebbe anche delle idee. Facevano molte domande, a quei tempi, i preti:

- Ti tocchi? Dove ti tocchi? Come ti tocchi?Lo tocchi a lui?

E domande su domande, magari davano delle idee a delle ragazzine che non ne sapevano nulla.

Lo interruppi:

- Confessarle? Ma dici davvero? Sul serio?

- Sì, esattamente. E tu sei l’ ideale per confessarle!

Si, certo, io avevo avuto una certa esperienza come chierichetto, per qualche tempo, nella mia scuola privata di Roma, vestito da chierichetto tutto bello di rosso,sapevo un buon numero di cantici, liturgie in latino, sapevo quando far suonare il campanello per l’ Elevazione dell`Ostia, però, peró...mah...mio cugino mi considerava capace di fare il prete ed io volli crederci. Il piano diabolico era che io dovevo mettermi nel confessionale, di soppiatto, che nessuno mi vedesse. Il confessionale, forse qualcuno se lo ricorda ancora,era una specie di cubicolo dove entrava il sacerdote con la stola del perdono, a tracolla, come una sciarpa. Mi pare che fosse viola. Si sedeva su una seggiolina e ai due suoi lati, una di qua e l´altra di la, c´erano due finestrelle, con dei bei buchettini, fatti in maniera che il prete poteva vedere in faccia il penitente, pero il penitente non poteva vedere la faccia del prete. L`esperienza e l`astuzia suggerivano che, se si trattava di penitente donna, era meglio farla sentire più libera di commentare i suoi peccati ad una voce invisibile. Con le dovute varianti, un po’ come la testa dello struzzo. O anche, chissà, perché la penitente, presa dall’ estasi sublime, non venisse turbata dalle eventuali varie invidiose espressioni dell’ uomo, che il diavolo aizzava con le descrizioni dettagliate dei peccati.

Il nostro don Abbondio cenava alle sette in punto.

Il giorno dopo, il fatidico giorno delle confessioni a catena, mi misi le mie belle e vecchie scarpe da tennis perché don Abbondio era assolutamente silenzioso quando camminava. Le sue scarpe di feltro erano una benedizione per i suoi poveri piedi tribolati ed un pericolo con le sue improvvise apparizioni per scoprire altarini. Cosi che mio cugino ed io andammo nella chiesa. Non c era nessuno. Erano le sei e mezza. Aspetta aspetta, non si presentava nessuno. Non si sapeva dove fosse ‘sto benedetto prete. Mio cugino fu ad informarsi ed accertò con Perpetua che don Abbondio, stanchissimo per tante confessioni, si era infilato a letto e non si sarebbe alzato più, fino al giorno appresso per commemorare il Santo come si doveva.

E allora ? E le nostre candidate?

Gia da un po' io me ne stavo seduto, nervosetto, nel confessionale quando improvvisamente mio cugino:

-Eccole eccole ! Aldo, stanno arrivando... Sono già nella piazzetta. Saranno qui a momenti. Buona fortuna ! In bocca al lupo !

- E in culo alla balena !, fu la mia tradizionale goliardica risposta. E lui se ne andò a tutta fretta.

Si cominciava a ballare!

Guardo attraverso la finestrella spia con i buchetti: Non si vede nessuno. Aspetta e aspetta...

Aspettai più di mezzora, davvero orologio alla mano. Sento qualcuno che si avvicina. Rumore di tacchi da donna.

- Tacchi ?- Ma le ragazzine non usavano ancora i tacchi.

Continuo a sbirciare. C `era poca luce ma la figura che si stava avvicinando non era certo di nessuna delle due, né Ernestina né Maria Luisa.

- Dio mio...fa che non si metta qui!- pregai.

Ma si mise.

Una voce di donna, di una signora, mi sussurra:

-Buona notte, Padre. Mi scusi se arrivo tardi. Io sono la signora Tizio e Caio, sto villeggiando qui con mia figlia....volevo confessarmi...-

Che cosa fa un poveretto in quella situazione?

Confessare delle ragazze della nostra età non era altro che una ragazzata. Come una storiella alla Boccaccio. Ma confessare una signora, una donna vera, adulta, mi sembrava molto poco rispettoso e pericolosissimo. Già mi immaginavo stuoli di mariti incazzatissimi che mi rincorrevano per impallinarmi il culo.

Però, chissà.... Audaces adiuvat ipsa Venus…

Avevo altra scelta? Mi accomodo bene la stola e comincio , seguendo per filo quello che avevo sentito decina di volte.

- In nomine patris et fili et espiritu santi, Amen.-

- Amen.- Risponde la penitente.

- Mi dica figliola,quanto tempo è che non si confessa?

- Padre, lei non è don Abbondio, vero? Lei ha una voce differente, da giovane. Lei deve essere il nuovo padre che si stava aspettando qui per aiutare don Abbondio che comincia a essere un po vecchierello...-

- Sí, figliola mia...E`così... Pero non ti distrarre. Quanto tempo è che non ti confessi per avvicinarti meglio al Signore?-

- Padre, se sapesse...- e li cominció una verborrea che non terminava mai. Mi parlava dei vicini di casa, dei parenti, della suocera e tante storie che non servivano a nulla agli effetti della confessione, immagino, ma che mi servivano per darmi una certa sicurezza in me stesso. Quando presi un po di coraggio, le dissi che tutti quei raccontini e pettegolezzi non interessavano al Signore, che doveva limitarsi a dirmi i suoi peccati. In conclusione. La signora non era nessuna gran peccatrice, solo si accusava di un po di gola che sapeva che era un peccato e che anche le faceva male perché la ingrassava. Mi affrettai con:

-Ego te absolvo peccatis tuuis in nomine Patris et Filii et Espiritu Sancti. Amen.-

- Amen-.

-Tre Avemaria e tre Padrenostro-. Però devi dirle a tua figlia Ernestina che si confessi anche lei, che venga pure qui da me...

- Come fa Padre a sapere che mia figlia si chiama Ernestina?.-

- Cara Signora, anche il Più modesto prete, come sono io, deve sapere tutto per aiutare bene il suo gregge...E che quindi che si confessi anche la sua bambina perché con la sua mamma possa ricevere il Signore con l` anima pura e limpida.-

- Padre ! Però mia figlia non é con me adesso . E`stata invitata dalla mamma del giovane studente di ingegneria per mangiare insieme alla sorellina una crostata di pasta frolla, che sapesse che bene la fa... Ed è con questo ragazzo e la sua sorellina. Non so nemmeno come si chiamano. Però lui mi ha chiesto il permesso a nome di sua mamma e io glielo ho dato, perché la signora è molto buona, molto seria e giochiamo canasta quasi tutti i fine di settimana.

Quel strafiglio di una gran puttana di mio cugino mi aveva schiaffato addosso la mamma di Ernestina, per avere cosi’ più tempo libero per le sue macchinose vergognose e lubriche macchinazioni!!!

Avrà gustato anche la Crostata di Pastafrolla?

Cosi che per la prima volta, lui fu il Buffalmacco ed io il Calandrino.

29 lug 2010

Timori


 
…e la bontà divina ha sí gran braccia
Iche prende ció che si rivolge a lei…
Dante Alighieri


La Vittoria era ed è tuttora un paesetto in Liguria, la regione montagnosa di Genova, dove un tempo vivevano i Liguri, prima ancora che arrivassero i Celti e poi i Romani. Noi, la mia famiglia, non eravamo nè Celti nè Romani Antichi, peró alla fine degli anni 40 andavamo a passare le vacanze estive da quelle parti. Paesetto bucolico, poca gente, meno di un centinaio di anime: vecchi contadini che io vedevo solamente la domenica quando giocavano alle bocce nella piazzetta di fronte alla chiesa. A l’ è curta... a l’ è lunga... E a misurare inclinati con due paletti le distanze tra il boccino e le bocce. Belandi, figè...Nemu, Bacicia... E bevevano birra Peroni spumosa e tiepidina perché non c’ erano ancora i frigo. E perchè chi beve Peroni campa cent´anni. Le donne in casa,a preparare le trenette au pesto con patate au tuco. Salse e piatti che qui in Uruguay dove adesso sono io, credono di avere inventato loro. E i figli ? E i nipoti? Spopolavano le campagne per un lavoro meno pesante nella vicina Genova.

Io ero al mio secondo anno di legge e dovevo studiare Diritto Penale. Uscivo dalla casetta semicontadina affittata da mio padre per i tre mesi di vacanze. Mi mettevo sotto un bell`ombroso albero di fichi, buon giorno signor fico, come stà la signora e ridacchiavo e studiavo. Non faceva il tipico caldo estivo per certe brezze marine mischiate a quelle delle ultimi Alpi marittime.

- Tu sei il ragazzo che viene da Roma?.-

Cosí mi chiedeva una ragazza più o meno della mia età, villeggiante anche lei, guardandomi con occhi allegri.

Lasciai il libro di diritto penale.

- Si sono di Roma. E tu?

- Io so no di Genova. Sono qui per le vacanze dalla nonna. Il mio fidanzato viene a visitarmi tutte le domeniche, da Genova; peró oggi è giovedí e sto sola.

Che fare? Caro Lenin?

Cominciammo a fare una bella passeggiata in bicicletta, mangiammo un gelato, un cono e io guardavo le sue gonne svolazzanti mentre pedalava.

La sera, dopo cena ci incontrammo nella piazzetta della chiesetta e mano nella mano, a camminare su e giù, parlando delle tante cose che parlano senza importanza i ragazzi ma pensando tutti e due alla stessa cosa. Cosí, per lo meno, era allora.-

Ci sedemmo su una specie di panchina. C´era la lucettina piccola e debole di una specie di faro per illuminare. Illuminava poco e per noi andava benissimo.

E parlava parlava. Parlava quasi sempre lei. Mi parlava di quello che faceva a Genova. Non mi interessava assolutamente starla a sentire. Mi piaceva guardarla, e magari immaginare. I miei cugini, che avevo visto a cena, erano un po’ invidiosetti. Ma guarda questo qui. E`arrivato ieri da Roma e adesso ha giá una ragazza con la quale uscire insieme. Ma l’ uscire insieme, a quei tempi era uscire di casa, della scuola, da qualche parte. E magari andare in bicicletta, mangiarsi un panino di salame, continuare a pedalare, fermarsi ogni tanto, un bel bacetto al salame, ma niente piú. Ma quella sera eravamo in quella panchina , mezzo allo scuro senza nessuno intorno. E allora i bacetti erano un po più frequenti.

- Pero si nota che sei di Roma. Sempre con sti bacetti. E con quelle mani. Stai un po fermo. Ti ho detto che ho un fidanzato...-

- Si, certo, che viene di domenica , ma oggi è giovedí.

-Non importa. Ma lui viene la domenica. E poi, qui ci stanno a guardare.-

- Ma chi ci sta a guardare? Se tutte le finestre sono chiuse!

- E se si mettono a spiarci dietro le persiane?-

- Bene.... – E la presi per la mano. Mi seguí. Fummo a passeggiare nella piazzetta della Chiesa. Lì non c’erano finestre. La chiesa, scurissima, Nessuna luce. Il portone chiuso. Il vecchio parroco sicuramente dormiva. Tutti dormivano.

Mi avvicinai al portone della chiesa. La porta era socchiusa.

- Che fai?.-

- Guardo...-

Il portone si aprì un poco di piú.

- Che fai? -

La presi per la mano e passammo dentro. C’ era qualche leggero riflesso di luci, chissá qualche candela dimenticata. Nelle pareti si intravedevano i cartelli con gli orari delle messe. Uno dei cartelli diceva:

Testa coperta per le fedeli. Scoperta per gli uomini.

Forse gli uomini non meritavano essere chiamati fedeli. E c`erano due porte per accedere alla chiesa vera e propria.Non erano porte propriamente ma dei separatori in tela pesante, forse cuoio. Bisognava spingere per entrare.

- Vedi? -Le dissi-. Qui non è ancora chiesa. Questo è il patio, la entrata. La chiesa vera è dentro dove c`è l`Acqua Santa. Qui, no,,,, qui non c'è acqua santa. Qui non è sacro.-

- Che fai? – mi chiese per l ultima volta.

E davvero non mi chiese piu’ nulla.

Non so quanto tempo rimanemmo difesi dalle braccia di Santa Madre Chiesa. Baciandoci toccandoci accarezzandoci sempre di piu, sempre di piu. Le accarezzavo tutto il corpo, e lei a me; e al farlo, chiudeva gli occhi... Si vergognava? Assaporava? Furono non so quante esplosioni. Quante ore siamo stati così in piedi?

Eravamo sfiniti, sudati, bagnati. Sicuramente odoravamo di sesso, ma null’ altro. Furono solo carezze.Non come oggi che si concluderebbe. Chiesa o non chiesa, patio o non patio.

Era quasi di mattina, le primerissime luci dell`alba quando salimmo del portone: capelli arruffati, vestiti di traverso, la faccia rossa, tutti sottosopra. A Roma sisarebbe detto: tutti smandrappati.

Lei scappò subito a casa sua correndo. Si girò una sola volta per guardarmi. Mi mandó un bacio con le dita.

Quel gesto non lo dimenticherò mai. Lo sentii tenerissimo.

Ed io imboccai una specie di sentiero che conoscevo a mala pena, lungo il cimitero; ma lo conoscevo a pieno giorno. Con la luce diafana e silenziosa della mattina fredda era più difficile e quasi misterioso. E nel silenzio del cimitero, alla vista confusa di severe tombe bianche che sembravano rimproverarmi, mi assalirono antichi timori.

Sentivo drizzarmi i capelli in testa ( allora li avevo ), mi pareva che qualcosa o qualcuno mi prendesse per le orecchie. Antiche paure di buon ragazzo, un `po fessacchiotto, che fino a poco prima serviva messa a scuola. Ma io non ero piú religioso! Cosi dicevo e mi dicevo. Queste sono superstizioni. Erano caduti tutti gli idoli. Credere in che? Era caduto il Re, era caduto il Duce era caduto Gesú Cristo. Me la davo da libero pensatore, pero perchè questa sensazione di colpa? Sarà che le anime del cimitero vogliono castigarmi?

Corsi, corsi tutto d´un fiato fino a casa.

- Sei arrivato finalmente. Stai bene si? Non è successo niente?- mi chiese mia mamma. Già in piedi o ancora in piedi a quell’ ora.

- No mamma, solo che mi sono messo a correre perché avevo un po di freddo...-

- Vai a riposasti Aldo. Hai il viso stralunato, come se avessi visto dei fantasmi... Qui tutti sapevamo che stavi fuori, pero non sapevamo dove. Tu papa è venuto a cercarti per tutto il paese, verso le due.

Non so perchè volli spiegare.

- Stavo in chiesa, mamma, ma rimasi addormentato-.

- In chiesa?-

Mai mai, seppi quello che pensó mia mamma.

Ma quello sguardo... cosí penetrante , anche quello,non lo dimeticheró mai più. -.

11 lug 2010

Lasciatemi almeno un piede! (1949)


- E questo tipo qui, sulla cima della montagna, sei tu, vero? – Cosí mi chiese mia figlia di recente nel guardare una delle tante fotografie nel mio studio di scultore. Una vecchia foto ingiallita dal tempo, in bianco e nero, un paesaggio alpino, neve. Ero in compagnia di altri sette ragazzi, tutti visibilmente tremanti dal freddo. Guardo la vecchia foto. Eravamo amici e colleghi d`università, tutti ventenni,e si viveva a Roma, nel 1949. Il “49 !” Da pochi anni era terminata la guerra, tutti ancora ne risentevamo e cominciava la guerra fredda. Fu l`anno in cui a Berlino si era appena costruito il famoso muro che divideva le due Germanie. Fu l`anno quando ufficialmente fu dichiarata la Repubblica popolare cinese, quando nacque la CIA, furono assassinati Gandhi e Gaitan. Eravamo studenti di Legge di Lettere, Architettura, Medicina.



Continuo a guardare la vecchia foto. Avevamo lasciato tutti Roma, nel mese di dicembre. Emozionatissimi per il nostro primo viaggio turistico ! Pochi soldi, in treno il vagone di terza classe perché non ce n´era di quarta. Avevamo attraversato la frontiera al passo del Brennero e arrivammo in un albergo vicino Innsbruck, in Austria, che sembró molto lussuoso a noi, studenti con pochi quattrini in tasca, degli sci scadenti e vecchi. Il mio sci destro si era rotto due anni prima quando volevo sciare a tutti i costi a Roma, in una storica stradina in discesa, dovedi notte erano caduti tre centimetri e mezzo di neve, con grande eccitazione dei Romani del Quaetiere Prati .


Avevo mezzo rattoppato questo sci vecchio, che mio padre usaba quando era giovane. Avevo messo una toppa di alluminio.Gli scarponi erano relitti di guerra , degli anni 30, con attacchi che ballavano sconquassati forse in ricrdo del Charleston.


Per arrivare fino all`albergo, lassú in alto, la funicolare sembrava che salisse e salisse fino alla stratosfera ed attraverso i vetri appannati si vedevano solo nuvole e nebbia. Arrivammo quasi alle porte dell’ Hotel. Rifiutammo con nobile disdegno il menú del ristorante ( perchè era caro, per noi ) ed andammo diritti a dormire nelle nostre due stanze. Quattro persone per camera. Bagno comune a fine corridoio.Un buon pezzo di pane e salame che era rimasto del pranzo a bordo del treno, acqua corrente e a dormire, esausti.


La mattina dopo, gli otto eroici studenti turisti, con rinnovata energia per il miracolo della giovinezza, pieni di maglioni, sciarpe e con in spalla gli sci alla Ridolini, eravamo nel cortile dell'hotel. Ansiosissimi per vedere la famosa discesa nelle Alpi austriache, tanto decantata.. Eccitati ci stavamo avvicinando l'inizio della discesa. Ma prima di arrivarci, M., il grande futuro professore universitario, rinomato architetto e scrittore, mi diede di gomito e disse sottovoce:


"Aldo, Aldo, hai visto le cameriere?


- Quali cameriere?


- "Cazzo, la notte scorsa. Non le hai viste? Proprio tu? Non le hai viste ? Le tre bonissime cameriere, sexísimas, biondissime, vestite alla tirolese?


- Ma, M., se siamo in Tirolo, come cavolo vuoi che si vestano?


Veramente dovevo essere stanco morto, io, perche il mio testosterone esultante non si fosse reso conto, la sera prima, ne di cameriere ne di nulla.

"Ma guarda quanto sono bone ... -


E io guardavo. Certo che guardavo. Erano davvero carine, anzi, bone da matti. E proprio in quel momento pareva che ci guardassero a noi due. Stavano in una finestra piena di geranei, al primo piano in una delle due camere senza bagno per noi otto.


Guardavamo le ragazze. Gomiti appoggiati sul davanzale della finestra, sporte un pó in avanti. Una di quelle pose che senza dubbio ingenuamente, a volte prendono le ragazze senza rendersi conto di che cosa offrono alla vista pura di un ragazzo di vent`anni. Ci guardavano, ammiccavano, ridevano, sembrava che ci salutassero, di nascosto dal loro padrone. Sì, senza dubbio. Tutte e tre ci avevano appena salutati, a noi due, con un bel sorrisetto allegro e scanzonato.


"Ragazzi - dissi a quelli che si stavano preparando per la discesa.- Ragazzi!...Ma guardate un po che tette ci sono da queste parti...-


- Accidenti, stai zitto! - mi gridó M. sibilante.- Sei matto? Sono tre! Noi siamo due ... Ma se si avvertono tutti, si forma un casino della madonna e magari poi non otteniamo un cazzo.. Lasciali andare giù a sciare e noi rimaniamo soli!!


"Ah ... io non lo so.


Ero indeciso.


La verità era che avevo una gran voglia di sciare . Ottenere il poco denaro per questa vacanza, la primo dopo la guerra la prima della nostra vita di adulti e rimediare alcune attrezzature per gli sci , era stata una grande impresa. Le ragazze .... certo... le ragazze. Ma poi sapevo che sarebbero arrivate lo stesso.


Cosí che raggiungemmo tutti gli altri all`inizio discesa.




Pietrificati ! Rimanemmo tutti pietrificati ! Sotto di noi, non sopra di noi, ma sotto di noi si apriva un cielo nevoso , senza nuvole. Magie nordiche, castello di ghiaccio, fate e gnomi, mancava solo Merlino, tutto era li, silenzioso ed atterrante. Per arrivare laggiù in fondo valle, c`era un pendio di neve bianca, intonsa , che si sprofondava a 45 gradi. A malapena si riusciva a scorgere la fine. Solo poche casette piccine, e senz `altro di nibelunghi che se la ridevano a crepapelle di noi.
Tutti sapevamo sciare un po´. Ma solamente un po´e solo in quei dolci pendii discese dell'Appennino vicino Roma, dove i miei parenti del nord dicevano che "la neve la portavano con i sacchi”.
Ma questo era l `Everest !
E sentimmo da lontano le dolci, confortevoli tirolesi ridere di noi. Con le loro treccine bionde, i loro abiti rossi, le loro scollature mozzafiato. E noi eravamo per loro gli otto italiani cagoni , spaventati dalla discesetta.
Feritissimo nell`orgoglio dissi a M.:
- Qui è una questione di patriottismo! Duemila anni di storia ci stanno a guardare ", dissi, parafrasando il Corso famoso di fronte alle piramidi
- Non possiamo permetterci, noi, discendenti dei Cesar, di essere sfottuti da queste tre stronzette tirolesi di merda, anche se hanno le tette piú belle del mondo !
Tutti convennero seriamente.
- Che fare? Chiese Vincenzo, il comunista ,che sempre citava Lenin.
Anche M. cominciava apreoccuparsi.. F., il futuro critico d´arte si soffiava il naso per emettere suoni e non opinioni. L., il futuro giudice della Suprema Corte dei Conti, commentó gravemente con un "porca puttana", ma sottovoce, perché era timido. P., che avrebbero diritto al titolo di Eccellenza ed era un esperto in bestemmie originali, se ne uscí con un inedito "Dioa Canfuro !”.-
E ci gettammo ad eroico rompicollo con i nostri sci smandrappati , per salvare l'onore della Patria Imperiale Romana.
"Acthung, schlavinien!". Pensammo che fosse un avvertimento per i cacciatori.
E continuammo valorosi: la morte o la gloria !
Non morimmo. La sera si era tutti a casa nell`hotel, al sicuro. Morti di fame, ma salvato l`orgoglio. Eravamo caduti, ricaduti, stracapitombolati, ammaccatissimi ma avevamo conquistato, non la vetta , ma il fondo valle! Mancava solo gridare Viva l´ Italia!
Non lo gridammo, perchè a quei tempi non fossimo tacciati di nostalgici. I mei contemporanei, se ce n` é nel mondo, sanno cosa intendo.
Di notte, alla cena, le cameriere servivano con diligenza tutti i clienti, secondo l´ innato senso del dovere teutonico. Ma, approfittavano delle migliori scuse per svolazzare intorno i nostri due tavoli con le loro gonnelline fluttuanti a pieghe, plissè . E ci chiedevano se volevamo Wiener Schnitzel ridere Rost mit kartofeln (milanese con patate al forno).
"Sì, sì “ io risposi in italiano, ma prefeririei la tua Wiener Schnitzel.
Non so se capirono, ma senz`altro intuivano qualcosa perché se la ridevano con quelle gonnelline a pieghe che a carezzavano le loro gambette sculettanti e sode.
Quando giunse il momento di andare a letto, qualcuno scoprí:
"Ma se ci sono solo tres froilein , come facciamo? Tre non è divisibile per quattro e nemmeno per otto.
E cominciò una discussione tremenda sulle priorità, la precedenza, su chi si sarebbe dovuto presentare, lancia in resta, e bien piantato, come in un torneo medievale. Scegliere i migliori rappresentanti alla Nietzsche..…o seguire la democrazia che stava diventando di moda? Procedere come in un assolo? O un Duo ? o un Trio? Una delle ragazze era scomparsa. Apparentemente disponibili erano rimaste solo due; anche se da un altro punto di vista si poteva dire che due di loro avevano a disposizione tutto fare la bellezza di otto Cavalieri Serventi.
"Forse sarebbe meglio che due di noi servissero una delle signore, e due , l'altra.
- Un momento ! E gli altri? - Domanda V., pediatra futuro, ostetrico e nutrizionista, che sarebbe diventato famoso in ambien te romano della dolce vita. Ma adesso era solo comunista e con un senso di solidarietà sociale.
- Masturbazione, masturbazione! - Suggerisce M. e permissivo, aggiunge: "Possiamo lasciare che guardino attraverso il buco della serratura.”
- Forse potremmo lasciare la porta socchiusa- propone piú generoamente V. , il comunista.
Improvvisamente entrò nella camera una delle ragazze. La più carina . V., M., El Fico e io rimanemmo senza fiato. C. e P. Si erano eclissati durante la discussione. F., critico d'arte futura, confessó poi che era stato con l`altra ragazza, parlando di arte. Increduli, gli rimproveriamo il suo poco senso di comunità. Ma lui era liberale.
"Non possiamo tirarci addosso tutti su questa ragazza ora, tutti e quattro insieme", disse M., sempre cavaliere, perché lui era barone, ed aveva riconosciuto in noi la più antica delle intenzioni.

"Smettiamola di fare il ruolo di italiani morti di fame di donne. Non siamo mica marocchini!-.
Intanto la froilein aveva cominciato a preparare il duchant con serietà. La camicia si era aperta un po sul seno, perchè un bottone si era slacciato, solo. Ci guardó. Cominció a sorridere e slacció un altro bottone. Chissà per essere piu libera nei movimenti. Poi, facendo il letto, stendendo il copriletto , si inclinó a sufficienza perche noi si vedesse, golosi e imbambolati , quei pochi centimetri di gambe nude tra le calze bianche e mutandine rosse.
Era troppo. M., il barone , le si avvicinò e, chinato il capo in stile "baronile", scoccó una bacio irresistibile sulla pelle nuda.La ragazza balzò in piedi, ci guardò serísima e dopo un secondo esplose in una risata a singhiozzo che ci soprese e non sapevamo come interpretare. Si stese con decisiones sul letto, finí di sbottonate la camicia e in un secondo scomparve la gonna plissè. Quelle mutandine rosse erano una delizia. Disse qualcosa in tedesco che naturalmente non capimmo, poi passó all`italiano. Lo parlava abbastanza bene , con un accento che rendeva dolce persino quella lingua di guerrieri: Fediamo cosa sano fare questi beli italiani spagheti.-
V.,il comunista, lasció la stanza disgustato. Disse che noi stavamo approfittando di una povera proletaria con secoli di sottomissione. La ragazza diceva si ma voleva dire no.- Vecchio retaggio del Jus Primae Noctis). E se ne andò.
Rimase con noi il Fico, amico occasionale. Non gli prestavamo molta attenzione.- M. e io, da buoni amici , cercavamo di dividerci tutta quella grazia di dio e la valkiria a ridere, a muoversi, diceva "ja...ja....ja...."
Fino a quando, improvvisamente, M. ed io ci rendemmo conto che il nostro amico era ai piedi del letto, quasi in ginocchio, arruffatissimo. Nella mano sinistra aveva il piede nudo della ragazza e lo accarezzava e sbaciucchiava con voluttà.... Ma noi tre, M., la ragazza ed io scoppiammo a ridere quando vedemmo quello che stava facendo con la sua velocissima mano destra.- La ormai eccitata valkiria rideva piú di noi due, come un torrente impetuoso primaverile. Ci guardò, a noi due, con quegli occhi suoi azzurri e bellissimi e rabbrividendo con tutto il suo corpo e ci disse qualcosa in tedesco che naturalmente non capimmo.
Il povero Fico,mezzo piangendo e mezzo implorando, biascicava:
"Un piede, per favore... lasciatemi almeno un piede!